Slow Cosmetique, il libro: review

Da poche settimane è finalmente uscita l'edizione italiana del libro di Julien Kaibeck, fondatore del movimento Slow Cosmétique. Ero molto curiosa di leggerlo, sperando in qualcosa di migliore dell'innumerevole elenco di testi che ho letto negli anni.

Devo dire di non essere stata delusa, anzi!

Intanto, se non sai cosa sia la Slow Cosmétique, puoi leggere qui e ascoltare qui.

Riassumendo, si tratta di un movimento fondato dal belga Julien Kaibec, insegnante di aromaterapia e cosmesi naturale in Francia e in Belgio. Lo scopo è di educare le persone ad un uso accorto dei cosmetici, spiegando loro cosa contengono, di quali inganni pubblicitari rischiano di cadere vittima, quali sono i gesti più naturali per prendersi cura di sè e così via.

Molto affine alle tematiche che trattiamo da anni su Saicosatispalmi.org! Tanto che appena ho scoperto il movimento, non ho esitato a sottoscriverlo, come potete notare dal banner in alto nella homepage.

Il testo, che in originale si intitola Adoptez la Slow Cosmétique, in italiano è diventato semplicemente Slow Cosmétiqueedito da Edizioni Il Punto di Incontro.

 

 

Argomenti trattati

La prima parte, intitolata "I cosmetici, tra fascino e diffidenza" è centrata sulla pelle: come funziona, a cosa serve e quali necessità ha. Segue poi un capitolo relativo alla cosmesi tradizionale, dove vengono indicate le varie categorie di ingredienti e quali nello specifico è meglio evitare, in contrapposizione alla cosmesi naturale: come riconoscerla, quali certificazioni ci sono e come orientarsi tra di esse. Non manca una nota sulla sperimentazione animale. Il terzo capitolo infine si occupa di raccontare la Slow Cosmétique.
La seconda parte del libro è invece decisamente pratica. Intitolata "Adottare la Slow Cosmétique", presenta, suddivise per funzioni, moltissime ricette di oli, unguenti, impacchi, detergenti e quant'altro. 

In appendice si trova poi un elenco di risorse da consultare, e un'ottima scheda sugli oli e sulle loro proprietà.

Punti di forza 

Intanto il tono di tutte le spiegazioni è assolutamente pacato e non allarmistico. Il lettore non è spinto a crisi di panico pensando che il primo ingrediente sintetico spalmato gli faccia venire il cancro o chissà quale altra malattia. L'attenzione è rivolta soprattutto a due tipi di inquinamento: quello mentale, a cui ci sottopone la pubblicità ogni santo giorno, e quello ambientale, a cui contribuiamo noi con i nostri consumi, anche cosmetici.

Mi sembra un ottimo punto di vista, che condivido e che da tempo divulgo ove possibile e come possibile. I cosmetici "verdi" possono veramente rappresentare una svolta nel nostro modo di consumare, di pensare e di conseguenza di agire sul pianeta. I cosmetici tradizionali non ci uccidono, ma un pianeta inquinato anche dai loro residui non sarà un pianeta che ci farà stare in salute. Ritengo quindi che scegliere con cosa lavarci, per esempio, contribuisca molto a ridurre il nostro singolo impatto ambientale, e si sa che l'unione fa la forza...

Un altro aspetto che ritengo importante e spesso sottovalutato da molti altri autori è quello, diciamo, psicologico. Il gesto di curare la nostra igiene e il nostro aspetto dovrebbe per prima cosa darci piacere. Spesso però diventa un dovere, un'ossessione, un tentativo di essere diversi da ciò che siamo, perché sotto sotto ci manca la piena accettazione di noi stessi. Ed è qui, in questa crepa, che si insinua il lavaggio mentale della pubblicità. Qui, su questa nostra debolezza, ci viene inculcata la smania della ricerca al prodotto nuovo, che sarà per forza meglio di quello precedente, in una corsa che non ci basta mai...

Slow, lento: riappropriarci dei gesti misurati e dolci per prenderci cura di noi, toccandoci e massaggiandoci la pelle, innegabilmente ci riporta ad altri ritmi, molto più vicini al nostro cuore. Di questo mi sono occupata spesso nella rubrica Appunti di Bell'essere, dunque apprezzo molto che Julien Kaibeck vi riporti spesso l'attenzione.

La parte delle ricette cosmetiche fai da te è spesso quella che più mi fa storcere il naso. La maggior parte dei testi che ho letto riporta dosi esagerate di oli essenziali, senza avvertire sulle loro potenziali pericolosità; li propone inseriti direttamente nell'acqua (ricordiamolo: non si sciolgono nell'acqua!!!); definisce miracolose miscele improbabili.

Ecco, questo non avviene nelle ricette Slow: si indicano pro e contro degli oli essenziali, si avvisa che molti sono sconsigliati in gravidanza, si ribadisce che non si possono veicolare con sola acqua... mentre leggevo ero quasi commossa!

Altra commozione per il paragrafo sui solari: finalmente non viene spacciato come protettivo ciò che non lo è, e viene chiaramente spiegato come un solo olio vegetale non sia sufficiente ad assicurarci una completa protezione da UVA e UVB. Si affronta anche il tema del ph del sapone: evviva!

Criticità

Come ti dicevo, nonostante nel complesso questo sia un testo che io consiglio senza dubbi, ci sono alcuni limiti e alcuni punti su cui non concordo.

I limiti che ho individuato sono dovuti principalmente al fatto che si tratta di un libro che in origine è rivolto al mercato francese. Ne consegue che la maggior parte delle marche riportate come "buone" sono francesi. In appendice si trovano anche alcuni siti italiani, tra cui saicosatispalmi.com e saicosatispalmi.org (grazie!), ma la maggior parte dei link rimane francese. Questo potrebbe indurre il lettore non attento a credere che in Italia non si trovi buona cosmesi, o che solo i cosmetici bio francesi siano validi. Naturalmente non è così, si tratta appunto di un limite dovuto all'edizione originale.

Un altro limite è nel  paragrafo relativo ai test su animali: essendo l'edizione originale del 2012, non era ancora entrato in vigore lo stop definitivo ai test su animali per i singoli ingredienti e alla commercializzazione di cosmetici con ingredienti testati nell'intera UE. 

L'affermazione che non condivido, invece, è quella secondo la quale il miglior cosmetico fa alla pelle la stessa cosa che fa un ottimo olio vegetale. Ecco, pur riconoscendo la validità degli oli vegetali e delle loro mille combinazioni, ritengo che certi ingredienti, diciamo, più "tecnologici", ben veicolati in un prodotto ad hoc, possano migliorare moltissimo lo stato dell'epidermide. Inoltre sono anche del parere che l'olio non sia per tutti. C'è a chi non piace la sensazione iniziale di untuosità, chi non ne ama l'odore, chi trova che secchi la pelle... ci sono mille esigenze e anche se ci sono anche mille oli, penso che la cosmesi possa offrire una varietà maggiore di texture e di principi attivi rispetto a quelli di un olio vegetale, che resta in ogni caso ottimo.

Conclusioni

Slow Cosmétique riprende tutti i temi che da anni porto avanti con Saicosatispalmi, li pone in modo ordinato e molto chiaro, di facile accesso, senza allarmismi e soprattutto insiste sulla nostra responsabilità. Solo diventando responsabili di noi stessi e della nostra salute, infatti, possiamo svincolarci dalla pubblicità ingannevole.